Piemonte
Per molto tempo, per me, il Piemonte erano i parenti da Alessandria.
Il fratello di mio nonno, come molti altri veneti, nel dopoguerra lasciò la sua terra per cercare fortuna in Piemonte. Lì prese moglie e, obbedendo al precetto divino, la coppia crebbe e si moltiplicò.
Il mio prozio, e la sua discendenza, non dimenticarono i luoghi di origene e ogni anno ad agosto ritornavano “a casa”.
In un’epoca in cui non esistevano i cellulari, e non avevamo nemmeno il telefono fisso, il loro arrivo non era preannunciato. Noi sapevamo che arrivavano ad agosto, il giorno lo decidevano loro. Così l’ultima settimana di luglio era dedicata alle pulizie della casa, mia mamma mi costringeva a pulire ogni remoto angolo, nulla doveva essere risparmiato.
Dal 1 agosto iniziava l’attesa.
Aspettavamo con tensione (i miei genitori) e terrore (io) i parenti da Alessandria.
Poi un giorno si materializzavano, in un gruppo sempre diverso e sempre più numeroso. Iniziava così la conta e la ditribuzione dei vari sottogruppi nelle case di zii e cugini.
La prozia ipocondriaca dormiva nella mia camera, nel mio letto.
Dopo un paio di settimane, così come erano venuti, se ne andavano, lasciandosi dietro una scia di stanchezza e di profumo: la zia ipocondriaca aveva spruzzato profumo sul materasso (il mio), sulle tende (le mie), sui vestiti nell’armadio (i miei, il mio).
Per molto tempo, per me, il Piemonte erano l’attesa e l’ansia dell’arrivo dei parenti da Alessandria.
Il fratello di mio nonno, come molti altri veneti, nel dopoguerra lasciò la sua terra per cercare fortuna in Piemonte. Lì prese moglie e, obbedendo al precetto divino, la coppia crebbe e si moltiplicò.
Il mio prozio, e la sua discendenza, non dimenticarono i luoghi di origene e ogni anno ad agosto ritornavano “a casa”.
In un’epoca in cui non esistevano i cellulari, e non avevamo nemmeno il telefono fisso, il loro arrivo non era preannunciato. Noi sapevamo che arrivavano ad agosto, il giorno lo decidevano loro. Così l’ultima settimana di luglio era dedicata alle pulizie della casa, mia mamma mi costringeva a pulire ogni remoto angolo, nulla doveva essere risparmiato.
Dal 1 agosto iniziava l’attesa.
Aspettavamo con tensione (i miei genitori) e terrore (io) i parenti da Alessandria.
Poi un giorno si materializzavano, in un gruppo sempre diverso e sempre più numeroso. Iniziava così la conta e la ditribuzione dei vari sottogruppi nelle case di zii e cugini.
La prozia ipocondriaca dormiva nella mia camera, nel mio letto.
Dopo un paio di settimane, così come erano venuti, se ne andavano, lasciandosi dietro una scia di stanchezza e di profumo: la zia ipocondriaca aveva spruzzato profumo sul materasso (il mio), sulle tende (le mie), sui vestiti nell’armadio (i miei, il mio).
Per molto tempo, per me, il Piemonte erano l’attesa e l’ansia dell’arrivo dei parenti da Alessandria.
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